VOLERE VI domenica del T.O. 2021
Dal Vangelo secondo Marco Mc 1, 40-45
La mano di Gesù che tocca il lebbroso e lo risana è il gesto di compassione con cui egli esprime la vicinanza all’umanità sofferente, ed è un atto che ricrea. Nella semplicità del gesto è insita, quindi, almeno una duplice valenza: da una parte, è la potenza creatrice di Dio che si fa presente nei gesti con cui Gesù annuncia il regno; dall’altra, sarebbe già sufficiente a stupire un ascoltatore di quel tempo il solo fatto che Gesù tocchi un lebbroso. È il segno che instaura un mondo nuovo, dove l’inviato di Dio non ha timore a toccare l’uomo immondo.
La malattia della lebbra da sempre è particolarmente odiosa; essa è come una morte, morte fisica e civile perché, oltre alla sofferenza fisica, essa causa anche una penosa separazione dal resto della società.
Il brano odierno non si ferma alla manifestazione di Gesù a favore del malato di lebbra. Leggendo con attenzione le parole di Marco, vi si trova infatti qualche annotazione insolita. Gesù esaudisce la richiesta del lebbroso, ma poi lo tratta in maniera a dir poco sbrigativa; lo 2scaccia” con parole severe (rimbrottandolo, dice letteralmente Marco) e poi gli domanda due cose. Da una parte, lo invita a non parlare dell’accaduto; dall’altra, lo esorta a presentarsi al sacerdote cui spetta, secondo la legge d’Israele, di constatare la guarigione del lebbroso, e questo a “testimonianza per loro”. Quindi: qualcuno deve pur venire a saperlo.