Nasce in un tempo particolare un "diario in rete".

Tinkunakama, parola in lingua quechua che potrebbe avvicinarsi alle traduzioni: fino a quando ritorneremo ad incontrarci, oppure ancora: fino alla prossima volta.

Un saluto che non pone fine alla relazione, ad un incontro avvenuto, ma spalanca la speranza futura.

Ci rivedremo, per il momento ti porto nel cuore!

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mercoledì 24 marzo 2021

SANT OSCAR ROMERO


«In memoria del vescovo Romero
In nome di Dio vi prego, vi scongiuro, 

vi ordino: non uccidete! 

Soldati, gettate le armi...

 Chi ti ricorda ancora, 

fratello Romero?
Ucciso infinite volte 

dal loro piombo e dal nostro silenzio. 

Ucciso per tutti gli uccisi; 

neppure uomo 

sacerdozio che tutte le vittime 

riassumi e consacri.
Ucciso perché fatto popolo: 

ucciso perché facevi 

cascare le braccia  

ai poveri armati, 

più poveri degli stessi uccisi: 

per questo ancora e sempre ucciso.
Romero, tu sarai sempre ucciso,  

e mai ci sarà un Etiope 

che supplichi qualcuno  

ad avere pietà. 

Non ci sarà un potente, mai, 

che abbia pietà 

di queste turbe, Signore?  

nessuno che non venga ucciso?  

Sarà sempre così, Signore?»

 

 

David Maria Turoldo



 

lunedì 4 maggio 2020

TECNOSCIENZE, UMANITA', RESPONSABILITA' MONDIALE

Tecnoscienze, umanità solidale, responsabilità mondiale 
Non basta la conoscenza, la presunta “verità” dei numeri e della conoscenza scientifica …. Abbiamo soprattutto bisogno di umanità! È soprattutto questa che abbiamo visto negli occhi e nella volontà di medici, infermieri, volontari, sacerdoti, gente comune, persone anonime … ma capaci di presenza concreta e senza ricerca
Stiamo attenti al giorno dopo
in agguato dietro l'angolo c'è
l'autoritarismo illiberale

Intervista a Daniel Innerarity 
(L’Eco di Bergamo 3 maggio 2020)

Daniel Innerarity «Il più colpito ideologicamente sarà il populismo, perché la crisi ha rivalutato le conoscenze specialistiche, le istituzioni (compresi i partiti) e la comunità globale». «Niente ci assicura che si impari dalle crisi: potrebbe accadere che un mondo sia finito e che continuiamo a pensarci con categorie di un'altra epoca, gestendolo come se nulla fosse successo».

Quando aveva 44 anni la prestigiosa rivista francese «Le Nouvel Observateur» lo incluse in una lista dei 25 grandi pensatori del mondo. Daniel Innerarity è uno dei più intriganti filosofi della politica del Vecchio Continente, il suo sguardo

venerdì 10 aprile 2020

PER MEDITARE ...

"Ogni lacrima è tua, Gesù, ogni sofferenza è tua, ogni umiliazione è tua, tua ogni miseria come ogni agonia. Tu hai fame e sete, sei malato, ignudo, senza casa, prigioniero, oppresso, schiavo; sei il dolore che fu, che è nell'ora, che sarà nei secoli: sei l'uomo del dolore, il crocifisso d'ogni ora. M'inginocchio e t'adoro". 
don Primo Mazzolari, La Via Crucis del povero.




"Soffriamo con chi ha sofferto tanto. Stiamo veramente con voi, e vogliamo dirvi che il vostro dolore è il dolore della Chiesa. Nella prima lettura di oggi è molto significativo che un profeta canti la desolazione di Gerusalemme, ma allo stesso modo annuncia una pioggia di misericordia e di bontà del Signore verso il popolo sofferente. Voi siete l'immagine del Divino Trapassato, di cui ci parla la prima lettura in un linguaggio profetico, misterioso, che però rappresenta il Cristo inchiodato alla croce e attraversato dalla lancia".
Mons. Oscar Romero, Omelia


"Aiutaci, o Signore, a portare avanti nel mondo e dentro di noi la tua risurrezione. Donaci la forza di frantumare tutte le tombe in cui la prepotenza, l'ingiustizia, la ricchezza, l'egoismo, il peccato, la solitudine, la malattia, il tradimento, la miseria, l'indifferenza, hanno murato vivi gli  uomini. Metti una grande speranza nel cuore degli uomini, specialmente  di chi piange. E poi, finalmente, o Signore, restituisci anche noi, tuoi credenti, alla nostra condizione di uomini". 
don Tonino Bello, Omelie e scritti quaresimali

venerdì 3 aprile 2020

NULLA SI CREA ... NULLA SI DISTRUGGE



[…] Qualche volta il destino assomiglia a una tempesta di sabbia che muta incessantemente la direzione del percorso. Per evitarlo cambi l’andatura. E il vento cambia l’andatura, per seguirti meglio. Tu allora cambi di nuovo, e subito di nuovo il vento cambia per adattarsi al tuo passo.
Questo si ripete infinite volte, come una danza sinistra col dio della morte prima dell’alba. Poiché quel vento non è qualcosa che è arrivato da lontano, indipendentemente da te. È qualcosa che hai dentro. Quel vento sei tu. Perciò l’unica cosa che puoi fare è entrarci, in quel vento, camminando dritto, e chiudendo forte gli occhi per non far entrare la sabbia. Attraversalo, un passo dopo l’altro. Non troverai né sole né luna, nessuna direzione, e forse nemmeno il tempo. Soltanto una sabbia bianca, finissima, come fosse fatta di ossa polverizzate, che danza in alto nel cielo. Devi immaginare questa tempesta di sabbia.
Immagino questa tempesta di sabbia. Un vortice bianco che sale dritto verso il cielo come una grossa fune. Usando tutt’e due le mani mi tappo con forza occhi e bocca per impedire che quella sabbia finissima mi entri nel corpo. La tempesta si avvicina sempre di più, punta verso di me. Non mi ha ancora raggiunto, ma già sento sulla pelle la forza del vento. Da un momento all’altro potrebbe inghiottirmi.
[…] E naturalmente dovrai attraversarla, quella violenta tempesta di sabbia. È una tempesta metafisica e simbolica.  Ma per quanto metafisica e simbolica, lacera la carna come mille rasoi. Molte persone verseranno il loro sangue, e anche tu forse verserai il tuo. Sangue caldo e rosso. Che ti macchierà le mani. È il tuo sangue, e anche il sangue di altri.
Poi, quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai nemmeno sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c’è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi era entrato. Sì, questo è il significato di quella tempesta di sabbia.
[…] Devi diventare una carta assorbente. In seguito, farai sempre in tempo a decidere cosa mantenere e cosa buttare.

Murakami, Kafka sulla spiaggia

Il passaggio sia con segno più che con segno meno è una componente presente nella vita dell’uomo. Si potrebbe dire che lo sperimentiamo ogni giorno, nel “qui ed ora” persino in ogni frazione d’istante della miniatura quotidiana provocando interrogativi spesse volte irrisolti.
Un’accelerazione repentina sembra aver colpito le vite della collettività passando alla diffusione come “pandemia”. Una transizione mondiale ed irreversibile sta colpendo le vite di alcuni e modificando il modo di essere di tutti lasciando talvolta l’anima vuota.
Dal mese di febbraio veniamo informati e deformati da report catastrofici, stime che scomodano matematici e interi campus di scienziati fino ad arrivare ai ricami su il tutto e il nulla offerti dai talkshow.
L’imperativo “State a casa!” diffuso dai canali digitali sembra essere diventato un presente indicativo da declinare su noi stessi e sui nostri prolungamenti artificiali o naturali. Amici, parenti e conoscenti si incontrano in piazze virtuali che riescono a contenere la copresenza di duecentocinquanta persone. Siamo vicini a tutti e a nessuno.
L’orologio sincronizzato allo smartphone registra messaggi dal carattere sagace e umoristico, avvisi e sanzioni severe da rispettare per evitare qualsiasi forma di evasione del contenimento.
La morte entro questo scenario sembra aver preso il sopravvento sulla vita, la speranza è riposta nel sopravvivere a dispetto del vivere.
L’ambiente domestico, vissuto come appoggio per il ristoro di anima e corpo, è diventato una fortezza da abbandonare solo in caso di comprovato motivo con carattere d’urgenza.
Il tempo passato resta un confortevole ricordo mentre il futuro diviene una novità contrassegnata da un grande punto interrogativo.
I confini sono stati debitamente ridisegnati e le distanze nazionalmente condivise prevedono che per convenzione le persone stiano distanti almeno un metro l’una dall’altra.
Date queste premesse l’arte del tessere relazioni è stata riconvertita in introspezione e nella capacità di guardarci dentro e scoprirci simili agli altri.
Durante la Benedizione Urbi et Orbi, Papa Francesco ha affermato che “ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma tutti chiamati a remare insieme”.
Intorpiditi quasi vittime di un brutto sogno dai colori scuri siamo chiamati a rispondere senza demandare al domani.
Anche se l’agenda sembra essere congelata, “salvo diverse indicazioni” fornite da decreti ministeriali, il nostro percorso di uomini e donne di fede continua a porte chiuse.
Il periodo quaresimale in modalità quarantena sta per concludersi lasciando spazio alla luce della Risurrezione. La speranza è che questa severa lezione possa lasciare l’insegnamento del trovare sempre un orientamento per vivere l’evoluzione del nostro cammino non essendo ostacolo della stessa.
Giulia

martedì 24 marzo 2020

SAN ROMERO D'AMERICA

24 marzo 1980-24 marzo 2020 
Sono passati 40 anni dal martirio del vescovo Oscar Romero







Noi t’invochiamo,

vescovo dei poveri,
intrepido assertore della giustizia,
Martire della pace!
Ottienici dal Signore il dono
di mettere la sua Parola al primo posto.
Aiutaci a intuirne la radicalità
e a sostenerne la potenza,
anche quando essa ci trascende.
Liberaci dalla tentazione di decurtarla
per paura dei potenti,
di addomesticarla
per riguardo di chi comanda,
di svilirla per timore che ci coinvolga.
Non permettere che, sulle nostre labbra,
la Parola di Dio s’inquini
con i detriti delle ideologie.
Ma dacci una mano,
perché possiamo coraggiosamente incarnarla
nella cronaca, nella piccola cronaca
personale e comunitaria,
e produca così storia di salvezza.
Aiutaci a comprendere
che i poveri sono il luogo teologico
dove Dio si manifesta,
il roveto ardente e inconsumabile
da cui Egli ci parla.
Prega, Vescovo Romero,
perché la Chiesa di Cristo,
per amore loro, non taccia!

don Tonino Bello






In memoria del vescovo Romero



In nome di Dio vi prego, vi scongiuro,
vi ordino: non uccidete!
Soldati, gettate le armi…
Chi ti ricorda ancora, fratello Romero?
Ucciso infinite volte
dal loro piombo e dal nostro silenzio.
Ucciso per tutti gli uccisi;
neppure uomo,
sacerdozio che tutte le vittime
riassumi e consacri.
Ucciso perché fatto popolo:
ucciso perché facevi
cascare le braccia
ai poveri armati,
più poveri degli stessi uccisi:
per questo ancora e sempre ucciso.
Romero, tu sarai sempre ucciso,
e mai ci sarà un Etiope
che supplichi qualcuno
ad avere pietà.
Non ci sarà un potente, mai,
che abbia pietà
di queste turbe, Signore?
nessuno che non venga ucciso?
Sarà sempre così, Signore?

David Maria Turoldo



mercoledì 18 marzo 2020

MESSAGGIO DEL VESCOVO FRANCESCO

MESSAGGIO DEL VESCOVO FRANCESCO 


- Questa mattina [mercoledì 18 marzo] mi ha chiamato al telefono Papa Francesco. Il Santo Padre è stato molto affettuoso manifestando la sua paterna vicinanza, a me, ai sacerdoti, ai malati, a coloro che li curano e a tutta la nostra Comunità. Ha voluto chiedere dettagli sulla situazione che Bergamo sta vivendo, sulla quale era molto informato. È rimasto molto colpito dalla sofferenza per i moltissimi defunti e per il distacco che le famiglie sono costrette a vivere in modo così doloroso. Mi ha pregato di portare a tutti e a ciascuno la sua benedizione confortatrice e portatrice di grazia, di luce e di forza. In modo particolare mi ha chiesto di far giungere la sua vicinanza ai malati e a tutti coloro che in diverso modo stanno prodigandosi in modo eroico per il bene degli altri: medici, infermieri, autorità civile e sanitarie, forze dell’ordine. Un sentimento di profondo compiacimento lo ha espresso verso i nostri sacerdoti, colpito dal numero dei morti e dei ricoverati, ma anche impressionato in positivo dalla fantasia pastorale con cui è stata inventata ogni forma possibile di vicinanza alle famiglie, agli anziani e ai bambini, segno della vicinanza stessa di Dio. Papa Francesco ha promesso che ci porta nel suo cuore e nelle sue preghiere quotidiane. Questo suo gesto così delicato di premura e la sua benedizione di padre è stata una eco, una continuazione, una realizzazione concreta per me e sono convinto per l’intera diocesi e per ciascuno di quella carezza del nostro santo Giovanni XXIII che ieri abbiamo invocato nella supplica e che la natura con i primi germogli di primavera ci sta riconsegnando.

domenica 15 marzo 2020

Il grazie del card. Bassetti a tutti i sacerdoti diocesani e religiosi

Carissimi,
in questi giorni difficili ci sentiamo tutti impegnati ad esprimere vicinanza agli ammalati e a quanti con grande generosità se ne prendono cura, alle famiglie che si trovano nel disagio e a coloro che in vario modo cercano di offrire un aiuto. Trovo doveroso però rivolgere un pensiero particolare a voi, sacerdoti, per la bella testimonianza che state offrendo ai fedeli delle nostre parrocchie e a tutte le persone che guardano alla Chiesa. State davvero esprimendo il volto bello della Chiesa amica, che si prende cura del prossimo.
State donando un esempio autentico di solidarietà con tutti, restando in casa e rinunciando con grande sacrificio a tante iniziative che scandiscono la nostra vita e caratterizzano il nostro ministero. È un atto di carità e rispetto verso il prossimo nella ricerca sincera di tutelare la salute pubblica e la vita delle persone più deboli. Al tempo stesso, siete pronti e sempre disponibili, quando è necessario – osservando le disposizioni sanitarie -, ad uscire per il conforto dei malati più gravi o per benedire privatamente i defunti. Dio ve ne renda merito.
So bene quanto possa essere doloroso celebrare l’Eucarestia senza il popolo, ma voi ogni giorno mettete idealmente sull’altare le sofferenze e le speranze di tutti. Nessuno rimane escluso dalla vostra preghiera di intercessione. In certo modo, non avendo davanti agli occhi le persone di ogni giorno e di ogni domenica, avete allargato ancora di più il vostro cuore per sentirvi pienamente in comunione con tutti.
Il fermarvi a meditare più a lungo la Parola di Dio vi stimola ad aiutare tutti i fedeli a scoprire meglio, nel Vangelo, la presenza reale del Signore che ci parla, come seduto sulla sedia accanto, dialogando con noi della nostra vita e del ministero che Egli ci ha affidato. State facendo come Mosè che parlava con Dio come con un amico (cfr. Es 33,11) e state aiutando tante persone a scegliere la parte migliore come Maria (cfr. Lc 10,39.42). Mentre il telefono squilla di continuo, rispondete a tutti con pazienza e cercate un contatto virtuale, ma profondamente reale, con chi aspetta da voi una parola di vicinanza. Annunciate il Vangelo in modo diverso, ma forse proprio per questo con intensità ancora più grande. L’amore di Cristo vi spinge a navigare sui social e a trovare nuove forme per dire che il Signore è vicino, per incoraggiare tutti a pregare in famiglia.
Un pensiero particolare a quelli di voi che, insieme a tanti volontari, sostengono l’impegno dell’accoglienza e dell’assistenza del prossimo nelle case famiglia e nei centri d’ascolto della Caritas, ai cappellani delle carceri e degli ospedali. Siete l’immagine viva del Buon Samaritano e contribuite non poco a rendere credibile la Chiesa.
Cari sacerdoti, se la Chiesa in Italia ha sempre il respiro del popolo, molto si deve ai suoi preti, particolarmente in questo frangente così delicato. Grazie di cuore. I vostri vescovi vi apprezzano, vi sono accanto e si sentono a loro volta sostenuti da voi. In questi giorni abbiamo continuamente condiviso consigli e decisioni, preoccupazioni e speranze. Continueremo così. Ci sentiamo anche noi, vescovi e preti, una grande famiglia.
La Pasqua del Signore ci sta davanti e si avvicina. Comunque andrà, quella di quest’anno sarà una Pasqua diversa, ma sappiamo bene che la potenza del Signore crocifisso e risorto non dipende dalle circostanze di un momento. Noi Lo adoriamo e Lo benediciamo perché con la Sua croce ha redento il mondo e, mentre oggi sentiamo soprattutto i segni della Sua passione, sappiamo bene che “se moriamo con Lui, con Lui anche vivremo, se perseveriamo, con Lui anche regneremo; (2Tm 2,11-12).
Grazie, cari sacerdoti, ringraziamo Dio per voi e con voi.

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