Nasce in un tempo particolare un "diario in rete".

Tinkunakama, parola in lingua quechua che potrebbe avvicinarsi alle traduzioni: fino a quando ritorneremo ad incontrarci, oppure ancora: fino alla prossima volta.

Un saluto che non pone fine alla relazione, ad un incontro avvenuto, ma spalanca la speranza futura.

Ci rivedremo, per il momento ti porto nel cuore!

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sabato 11 aprile 2020

SABATO SANTO



Da un’antica «Omelia sul Sabato santo»


La discesa agli inferi del Signore

     Che cosa è avvenuto? Oggi sulla terra c’è grande silenzio, grande silenzio e solitudine. Grande silenzio perché il Re dorme: la terra è rimasta sbigottita e tace perché il Dio fatto carne si è addormentato e ha svegliato coloro che da secoli dormivano. Dio è morto nella carne ed è sceso a scuotere il regno degli inferi.
     ​Certo egli va a cercare il primo padre, come la pecorella smarrita. Egli vuole scendere a visitare quelli che siedono nelle tenebre e nell’ombra di morte. Dio e il Figlio suo vanno a liberare dalle sofferenze Adamo ed Eva che si trovano in prigione.
     ​Il Signore entrò da loro portando le armi vittoriose della croce. Appena Adamo, il progenitore, lo vide, percuotendosi il petto per la meraviglia, gridò a tutti e disse: «Sia con tutti il mio Signore». E Cristo rispondendo disse ad Adamo: «E con il tuo spirito». E, presolo per mano, lo scosse, dicendo: «Svegliati, tu che dormi, e risorgi dai morti, e Cristo ti illuminerà.
     ​Io sono il tuo Dio, che per te sono diventato tuo figlio; che per te e per questi, che da te hanno avuto origine, ora parlo e nella mia potenza ordino a coloro che erano in carcere: Uscite! A coloro che erano nelle tenebre: Siate illuminati! A coloro che erano morti: Risorgete! A te comando: Svegliati, tu che dormi! Infatti non ti ho creato perché rimanessi prigioniero nell’inferno. Risorgi dai morti. Io sono la vita dei morti. Risorgi, opera delle mie mani! Risorgi, mia effige, fatta a mia immagine! Risorgi, usciamo di qui! Tu in me e io in te siamo infatti un’unica e indivisa natura.
    Per te io, tuo Dio, mi sono fatto tuo figlio. Per te io, il Signore, ho rivestito la tua natura di servo. Per te, io che sto al di sopra dei cieli, sono venuto sulla terra e al di sotto della terra. Per te uomo ho condiviso la debolezza umana, ma poi son diventato libero tra i morti. Per te, che sei uscito dal giardino del paradiso terrestre, sono stato tradito in un giardino e dato in mano ai Giudei, e in un giardino sono stato messo in croce. Guarda sulla mia faccia gli sputi che io ricevetti per te, per poterti restituire a quel primo soffio vitale. Guarda sulle mie guance gli schiaffi, sopportati per rifare a mia immagine la tua bellezza perduta. 
   Guarda sul mio dorso la flagellazione subita per liberare le tue spalle dal peso dei tuoi peccati. Guarda le mie mani inchiodate al legno per te, che un tempo avevi malamente allungato la tua mano all’albero. Morii sulla croce e la lancia penetrò nel mio costato, per te che ti addormentasti nel paradiso e facesti uscire Eva dal tuo fianco. Il mio costato sanò il dolore del tuo fianco. Il mio sonno ti libererà dal sonno dell’inferno. La mia lancia trattenne la lancia che si era rivolta contro di te.
     Sorgi, allontaniamoci di qui. Il nemico ti fece uscire dalla terra del paradiso. Io invece non ti rimetto più in quel giardino, ma ti colloco sul trono celeste. Ti fu proibito di toccare la pianta simbolica della vita, ma io, che sono la vita, ti comunico quello che sono. Ho posto dei cherubini che come servi ti custodissero. Ora faccio sì che i cherubini ti adorino quasi come Dio, anche se non sei Dio.
     Il trono celeste è pronto, pronti e agli ordini sono i portatori, la sala è allestita, la mensa apparecchiata, l’eterna dimora è addobbata, i forzieri aperti. In altre parole, è preparato per te dai secoli eterni il regno dei cieli».

venerdì 10 aprile 2020

VENERDI SANTO

In te, Signore, mi sono rifugiato,
mai sarò deluso;
difendimi per la tua giustizia.
Alle tue mani affido il mio spirito;
tu mi hai riscattato, Signore, Dio fedele.
Sono il rifiuto dei miei nemici
e persino dei miei vicini,
il terrore dei miei conoscenti;
chi mi vede per strada mi sfugge.
Sono come un morto, lontano dal cuore;
sono come un coccio da gettare. 
Ma io confido in te, Signore;
dico: «Tu sei il mio Dio,
i miei giorni sono nelle tue mani».
Liberami dalla mano dei miei nemici
e dai miei persecutori. 
Sul tuo servo fa’ splendere il tuo volto,
salvami per la tua misericordia.
Siate forti, rendete saldo il vostro cuore,
voi tutti che sperate nel Signore. 

PADRE, NELLE TUE MANI CONSEGNO IL MIO SPIRITO

giovedì 9 aprile 2020

GIOVEDI SANTO

Questo mese sarà per voi l'inizio dei mesi, sarà per voi il primo mese dell'anno.

Entriamo oggi nei giorni del Triduo Santo. Giorni di gioia, di passione e morte nell'attesa della Vita Nuova: la RESURREZIONE!
La prima lettura narra delle prescrizioni per la cena pasquale, regole per "l'inizio" dei mesi, dice. Per tutti noi è possibilità di un nuovo inizio e continuità nel credere.

Si alzò da tavola, depose le vesti e si cinse un asciugatoio ... tre verbi profondamente immersi di attenzione al SERVIZIO.
Con animo disponibile rivivremo il gesto massimo della lavanda dei piedi, e mai come quest'anno lo vivremo intensamente col ricordo per chi ancora sta soffrendo.

Questi tre giorni, densi e carichi di CUORE, ci accompagnino verso l'esplosione gioiosa della PASQUA.

mercoledì 8 aprile 2020

MERCOLEDI SANTO

«Sono forse io, Signore?».

La ricerca di una certezza che già abita le nostre sicurezze. Un giochino da bambini colti col dito nella marmellata: non ho fatto nulla, non sono stato io.
Vendere un amico, svendere Colui che un tempo la sua voce ti ha appassionato, barattare il Maestro per 30 monete d'argento ...
Forse questo è il tradimento che nessuno non conosce, ma ogni giorno della nostra vita viviamo piccoli tradimenti, magari meno ecclatanti non riportati in nessuna pagina, seppure la Pagine Sacre li riassumono tutti.
Violare la fiducia con quel ghigno di chi conosce bene l'azione che sta per compiere.
Il povero Giuda Iscariota è solo il nome delle debolezze che ci caratterizzano.
Facile scivolare e cadere per un "pugno di metallo", difficile rialzarsi e battersi il petto e ripartire.



martedì 7 aprile 2020

MARTEDI SANTO

In te, Signore, mi sono rifugiato,
mai sarò deluso.
Per la tua giustizia, liberami e difendimi,
tendi a me il tuo orecchio e salvami. 

Sii tu la mia roccia,
una dimora sempre accessibile;
hai deciso di darmi salvezza:
davvero mia rupe e mia fortezza tu sei! Mio Dio,
liberami dalle mani del malvagio. 

Sei tu, mio Signore, la mia speranza,
la mia fiducia, Signore, fin dalla mia giovinezza.
Su di te mi appoggiai fin dal grembo materno,
dal seno di mia madre sei tu il mio sostegno. 

La mia bocca racconterà la tua giustizia,
ogni giorno la tua salvezza,
che io non so misurare.
Fin dalla giovinezza, o Dio, mi hai istruito
e oggi ancora proclamo le tue meraviglie.


"La mia bocca, Signore, racconterà la tua salvezza", è il ritornello del Salmo della liturgia del Martedì Santo.
Le nostre bocche capaci di parole e di silenzi. Le nostre labbra pronte a benedire e maledire.
Signore donaci La Sapienza del cuore, e dalle nostre labbra escano solo PAROLE ricche di misericordia e conversione.






I piedi di Giuda – don Tonino Bello


Carissimi,

è più facile parlare delle labbra di Giuda che dei suoi piedi. 
Tutto a causa di quel bacio naturalmente. Dagli affreschi di Giotto alle tele di Salvatore Fiume, gli artisti hanno adoperato quelle labbra come simbolo del tradimento. 
Un tradimento che suscita reazioni emotive. Che allude. 
Una vigliaccata insomma che non lascia estraneo nessuno. Un mistero d’iniquità che provoca processi di identificazione e che comunque induce a riflettere. Non c’è che dire: quelle di Giuda sono labbra scomode per tutti. Se non altro perché stanno a ricordarci che anche noi ci portiamo sulla bocca la possibilità di darlo ogni giorno, un bacio infame del genere.

I suoi piedi invece benché sospesi sul vuoto di un crepaccio non destano emozioni. Provocano solo ribrezzo. Gonfi nella tragedia del suicida, sembrano il punto fermo di un discorso che ha finito di coinvolgere l’interlocutore. Più che l’ultima propaggine di un corpo ancora caldo di vita, sono l’epilogo di una esistenza sbagliata. Il fotogramma finale di una storia infelice, l’estremo dettaglio di una prova fallita. Eppure quei piedi sono stati lavati da Gesù. Con la stessa tenerezza usata per Pietro, Giovanni, Giacomo. Sono stati asciugati dalle sue mani col medesimo trasporto d’amore espresso per tutti. Senza neppure l’ombra di pose scenografiche che accentuassero i contrasti a beneficio dei posteri.

I piedi di Giuda come i piedi degli altri. Anche se più degli altri per paura o per imbarazzo hanno vibrato sotto lo scroscio dell’acqua. Gesù se n’è dovuto accorgere. 
Tant’è che qualche istante più tardi ha fatto riferimento a quei piedi: “colui che mangia il pane con me, ha levato contro di me il suo calcagno”. 
Ebbene, quel calcagno già levato nell’atteggiamento del calcio e ciononostante investito dell’acqua ristoratrice del maestro, rimane per tutti un emblema di angoscioso bisogno di redenzione che chiede il nostro servizio e non il rigore della nostra condanna. Non importa quale sia l’esito della lavanda. Così come non importa sapere se il destino finale di Giuda sia stato di salvezza o di perdizione. 
Sono affari del Signore: l’unico capace di accogliere fino in fondo il mistero della libertà umana e di comporne le scelte, anche le più assurde, nell’oceano della sua misericordia. 
A noi tocca solo entrare nella logica del servizio, di fronte alla quale non esiste ambiguità di calcagni che possa legittimare il rifiuto o la discriminazione.

Carissimi fratelli se Giuda è il simbolo di chi nella vita ha sbagliato in modo pesante, il gesto di Cristo curvo sui suoi piedi ci richiama a rivedere giudizi e comportamenti nei riguardi di coloro che secondo gli schemi mentali in commercio sono andati a finire sui binari morti di una esistenza fallimentare. 

Di chi è finito fuori strada per colpa propria o per malizia altrui. 
Di chi ha calpestato i sentimenti più puri. 
Di chi ha ripagato la tenerezza con l’ingratitudine più nera. 
Di chi ha deviato dalle rotte della fedeltà promessa. 
Di chi ha infranto le regole di una amicizia giurata. 
Di chi ha spezzato i legami di una comunione antica. 
Di chi non ce l’ha fatta a seguire Gesù fino al calvario. 
Di chi dai chiarori del cenacolo è precipitato nella notte della strada. 
Di chi non ha avuto fortuna ed ha abdicato per debolezza o per ingenuità ai progetti della gioventù. 

Sui piedi di questi fratelli col divieto assoluto di sollevare lo sguardo al di sopra dei loro polpacci, noi, i protagonisti di tradimento al dettaglio e all’ingrosso, abbiamo l’obbligo di versare l’acqua tiepida della preghiera, dell’accoglienza e dell’accredito generoso di mille possibilità di ravvedimento. 

Lavare e asciugare i piedi di Andrea che se n’è andato con un’altra donna, lasciando moglie e figli senza far sapere più nulla e ora è disperato. 
Lavare e asciugare i piedi di Marisa che ha smesso di studiare, è scappata di casa, si buca sistematicamente, si è ammalata di AIDS ed ha prostrato la famiglia nella vergogna. 
Lavare e asciugare i piedi di Mario che ha fatto il bidone agli amici e ora che si è pentito non gli crede più nessuno perché bollato come infame per tuta l’eternità. 
Lavare e asciugare i piedi di Damiano anzi il piede di Damiano perché uno glielo hanno amputato per cancrena: rubava , si ubriacava, colpiva alle spalle e ora tutti dicono che ben gli sta. 

Purificati da un lavacro di amore quei piedi sia pur per carreggiate sconosciute non potranno fare a meno di orientarsi verso la casa del Padre. 

Ringraziamo il Signore perché al cappio della disperazione che stringe la gola ci fa sostituire il cappio di un asciugamano che stringe i fianchi col nodo scorsoio della speranza.

don Tonino Bello

lunedì 6 aprile 2020

LUNEDI SANTO


Il Signore è mia luce e mia salvezza:
di chi avrò timore?
Il Signore è difesa della mia vita:
di chi avrò paura?

Quando mi assalgono i malvagi
per divorarmi la carne,
sono essi, avversari e nemici,
a inciampare e cadere. 

Se contro di me si accampa un esercito,
il mio cuore non teme;
se contro di me si scatena una guerra,
anche allora ho fiducia. 

Sono certo di contemplare la bontà del Signore
nella terra dei viventi.
Spera nel Signore, sii forte,
si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore. 

L'inizio della Settimana Santa riscalda il nostro cuore con quella SPERANZA che il Salmo ci regala: spera nel Signore, sii forte, si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore.


L'inaspettato gesto compiuto da Maria, lascia a bocca aperta., soprattutto i curiosi accorsi nella casa, portandosi addosso quella carica di "critica inutile".
Facile "giudicare" i gesti delle persone quando si da tutto per scontato. Gesù non lascia mai nulla al caso, in particolare il suo è uno sguardo d'amore e non un commento gratuito e sterile.
Il cuore umano dopo 2mila anni è ancora troppo duro.
L'inizio della Settimana Santa, spalanchi quel muscolo che continua a battere anche nell'incomprensione e nel giudizio.
Scegliamo la VITA NUOVA, dimenticandoci delle smacchi del passato.

sabato 4 aprile 2020

SABATO DELLA QUINTA SETTIMANA DI QUARESIMA

Il Signore ci custodisce 
come un pastore il suo gregge.

Il ritornello ripetuto nel Salmo utilizza un'immagine comprensibile a chiunque ascolta: il pastore e il gregge.
Carica d'emozione l'immagine del pastore, e ricca di sentimenti quella del gregge.
Il profeta Ezechiele narra di un solo popolo. In questi giorni, le notizie che entrano nelle nostre case insistono giustamente sull'unità, pur sempre nella diversità.
Sentiamoci davvero COMUNITA', sicuramente con le sue pecche e le sue medaglie al petto, carichi di speranza nel Dio della vita che non ci ha lasciati soli, non ci ha abbandonati nel baratro della fatica.

Probabilmente l'espressione di Caifa è quella che abita i nostri giorni: Voi non capite nulla!
Verissimo, non nascondiamoci, ammettiamo che siamo confusi per tutto quello che sta passando, ma allo stesso tempo, con la Settimana Santa alle porte, riponiamo la fiducia in Lui per riconfermare il nostro CREDERE.
Affrontiamo le prove quotidiane, capaci di mettere le nostre vite nelle Sue mani.

venerdì 3 aprile 2020

VENERDI DELLA QUINTA SETTIMANA DI QUARESIMA



Ti amo, Signore, mia forza,
Signore, mia roccia,
mia fortezza, mio liberatore. 

Mio Dio, mia rupe, in cui mi rifugio;
mio scudo, mia potente salvezza e mio baluardo.
Invoco il Signore, degno di lode,
e sarò salvato dai miei nemici.

Mi circondavano flutti di morte,
mi travolgevano torrenti infernali;
già mi avvolgevano i lacci degli ìnferi,
già mi stringevano agguati mortali. 

Nell'angoscia invocai il Signore,
nell'angoscia gridai al mio Dio:
dal suo tempio ascoltò la mia voce,
a lui, ai suoi orecchi, giunse il mio grido.

Le parole del Salmo, non come in questi giorni risuonano forti, vere e vive nelle nostre giornate. 
Non è scontato soffermarsi sulla Parola di Dio in un tempo di fatica, e allo stesso tempo non è per nulla semplice incontrare ristoro nella Parola che salva.
Abbiamo percorso il tempo della quaresima accompagnati da una dolce Parola che ci ha accarezzato e coccolato. Ora  vediamo la luce della Settimana Santa, e ancora una volta vogliamo riconfermare la nostra fede vacillante nel Dio della vita.
Ripartire dal Signore che ascolta la nostra voce, sente il nostro grido.

Il ritorno di Gesù al Giordano, luogo amato da Giovanni Battista ci aiuta a "ritornare" alle radici della nostra fede, all'incontro con la sorgente della Fede: il battesimo.
La gente che si avvicina a Gesù al fiume, non solo conferma il desiderio di continuare a credere in Lui, ma ritrova in Gesù quello che altri avevano detto di Lui.
Noi tutti abbiamo continuamente bisogno di conferme nella nostra vita, ricerca di sicurezze che aiutano a star bene, che la testimonianza fraterna ci sospinga a metterci al servizio dell'umanità desiderosa di fraternità.
 

giovedì 2 aprile 2020

GIOVEDI DELLA QUINTA SETTIMANA DI QUARESIMA

La parola di Dio, si fa promessa nella vita di Abram:

«Quanto a me. ecco la mia alleanza è con te:diventerai padre di una moltitudine di nazioni.
Non ti chiamerai più Abram,
ma ti chiamerai Abramo,
perché padre di una moltitudine di nazioni ti renderò.

Tutti abbiamo sperimentato la Mano di Dio nella nostra vita, magari in momenti gioiosi o faticosi della vita, quando il Signore ci "sembra" essere più vicino di mai.
La sua presenza non è intermittente, ma continua! Abram cambierà addirittura il suo nome, dopo aver compreso appieno Dio della sua vita e nella storia della sua gente.

L'alleanza del Creatore con la sua più preziosa Creazione si conferma ogni giorno: 
Il Signore si è sempre ricordato della sua alleanza.
L'alleanza è per la vita, la vita buona e indica un futuro già presente oggi.

La fatica di riconoscere e ritornare con pazienza al Padre, al suo insegnamento, è quello che non solo i giudei hanno sperimentato, ma anche noi dopo 2000 anni facciamo ancora fatica ad accogliere. Cronologicamente siamo distanti dai tempi di Gesù, ma il nostro cuore appare ancora molto vicino ai molti cuori che hanno ascoltato direttamente la voce di Gesù.
Non spaventiamoci di questo, ma con gratitudine e insistenza continuiamo a sforzarci di credere in Lui.

mercoledì 1 aprile 2020

MERCOLEDI DELLA QUINTA SETTIMANA DI QUARESIMA

«Benedetto il Dio di Sadrac, Mesac e Abdènego, il quale ha mandato il suo angelo e ha liberato i servi che hanno confidato in lui; hanno trasgredito il comando del re e hanno esposto i loro corpi per non servire e per non adorare alcun altro dio all'infuori del loro Dio».

Il cuore del re Nabucodonosor inizialmente colmo di rabbia, si CONVERTE alla vista della profonda fede dei tre giovani gettati nella fornace ardente.
La testimonianza profonda che nasce dalla vita dei tre, muta le sicurezze di un re, e con lui sicuramente, di tutto il suo regno.
Dobbiamo vedere per credere! Dobbiamo vedere per credere?
Sono le domande che emergono dal Vangelo, che nascono dopo aver visto, incontrato e magari anche creduto per un tempo a Gesù. I giudei del vangelo credono dopo aver preso coscienza di chi fosse Gesù ... ma questo non basta! Gesù chiede qualcosa in più che non tutti sono disponibili ad accettare.
Credere fino ad un certo punto? E oltre? Affidarsi solamente fino a dove decido io?
Non sono domande poi cosi lontane dalla nostra vita, anzi siamo immersi e coperti dalle nostre sicurezze, difficili da scalfire per lasciar spazio a Lui.
Il discorso ai giudei del vangelo di oggi, ancora una volta ci sorpassa, lasciandoci con l'amaro in bocca: ma Signore, io ti credo, ti seguo, ti ascolto, ti prego ... ma fino ad un certo punto perché poi la fatica a seguirti si fa più impegnativa, e scegliere di fermarmi, di seguire la massa mi è più facile.
La proposta di Gesù è per tutti, a noi la volontà di accettarla o di metterla in secondo piano.

martedì 31 marzo 2020

MARTEDI DELLA QUINTA SETTIMANA DI QUARESIMA


Signore, ascolta la mia preghiera,
a te giunga il mio grido di aiuto.
Non nascondermi il tuo volto
nel giorno in cui sono nell'angoscia.
Tendi verso di me l'orecchio,
quando t'invoco, presto, rispondimi! 


Le genti temeranno il nome del Signore
e tutti i re della terra la tua gloria,
quando il Signore avrà ricostruito Sion
e sarà apparso in tutto il suo splendore.
Egli si volge alla preghiera dei derelitti,
non disprezza la loro preghiera. 


Questo si scriva per la generazione futura
e un popolo, da lui creato, darà lode al Signore:
«Il Signore si è affacciato dall'alto del suo santuario,
dal cielo ha guardato la terra,
per ascoltare il sospiro del prigioniero,
per liberare i condannati a morte».

 

lunedì 30 marzo 2020

LUNEDI DELLA QUINTA SETTIMANA DI QUARESIMA

Due figure femminili sono le protagoniste delle letture di oggi: Susanna figlia di Chelkia e moglie di Ioakim nella lettura del profeta Daniele, e una donna senza nome narrata nel vangelo.
Tutte e due, sia Susanna che la donna del vangelo, vengono additate e giudicate da cuori induriti.
La sapienza di Daniele, smaschera il falso nei riguardi dei due anziani presi da passione verso di lei, e pronti dichiarare il falso per salvarsi la pelle.
La misericordia di Gesù, ancora una volta spiazza coloro che si erano riuniti per giudicare.

Siamo tutti facili di giudizi, alle volte ce li aspettiamo anche, peggio ancora quando il nostro cuore si colora di pre-giudizi, ancor più pericolosi e distanziatori di relazione.
Daniele illuminato di Dio, smaschera le perversioni dei due anziani, Gesù "sembra quasi" non dar peso alla folla riunita attorno a Lui e alla donna.

«Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei».
Gesù smuove il cuore e la mente dei presenti con una frase lapidaria che porta alla personale vita di ciascuno.
Chi sono io per giudicare mia sorella o mio fratello? Potrebbe essere questa la domanda per la riflessione di questo giorno, inizio di settimana ...
Chiediamo ancora una volta il dono della MISERICORDIA, per noi e per chi condivide con noi questo pezzo di storia, questo tratto di VITA.

sabato 28 marzo 2020

SABATO DELLA QUARTA SETTIMANA DI QUARESIMA

Signore, mio Dio, in te ho trovato rifugio:
salvami da chi mi perseguita e liberami,
perché non mi sbrani come un leone,
dilaniandomi senza che alcuno mi liberi.

Giudicami, Signore, secondo la mia giustizia,
secondo l'innocenza che è in me.
Cessi la cattiveria dei malvagi.
Rendi saldo il giusto,
tu che scruti mente e cuore, o Dio giusto.

Il mio scudo è in Dio:
egli salva i retti di cuore.
Dio è giudice giusto,
Dio si sdegna ogni giorno.


Nicodemo nel suo timido coraggio, trova la forza di prendere la parola. Una parola spaventata, una parola notturna come il suo incontro nascosto con Gesù. Si fa carico di una gioia passata, trasportandola nel presente.
Ci sentiamo in questi giorni dei "Nicodemo", ma non nella prima parte della sua vita, ma soprattutto nella sua rappresentazione che il vangelo oggi ci regala.
Ci stiamo chiudendo in difesa contro un nemico invisibile che  stringe i panni addosso e tocca le vite di tante persone.
Nicodemo però ci insegna che la paura o le paure vanno affrontate e la vittoria su di esse è già nella nostra vita.
Il giovane Nicodemo parla ad una folla che non ha sperimentato l'incontro con Gesù, ma che solo ripete per "sentito dire". Lui, invece, il timido ragazzo che andò da Gesù di notte per paura di essere visto dalla gente, utilizza parole che abitano il suo cuore.
Nessuno conosce quello che sarà il "dopo-virus", ma tutti siamo già proiettati al domani futuro, dimenticandoci che solamente nell'oggi possiamo sperimentarci nella Parola e nell'incontro, protesi alla GIOIA che salva.

venerdì 27 marzo 2020

VENERDI DELLA QUARTA SETTIMANA DI QUARESIMA

Il Signore è vicino 
a chi ha il cuore spezzato.

Il ritornello del Salmo ci consola con parole di dolcezza e ancor di più, di saggezza.
La vicinanza che diventa sempre più prossimità verso coloro che si affidano alla Sua Parola.

La Sapienza della prima lettura coinvolge nella chiara distinzione tra "persone empie" e "persone giuste". L'empietà e la giustizia che caratterizzano la totalità della persona. Desiderosi di giustizia, spesse volte però tendiamo e cadiamo nell'errore, nello sbaglio. Costruiamo addirittura "castelli di sabbia" sulla nostra certezza sbagliata. Ribaltiamo addirittura i valori, capovolgiamo lo scorrere della vita, smarrendo il senso e significato.

Dove stiamo andando? Cosa stiamo cercando? Chi stiamo cercando?
Ritornello di domande, enciclopedie di risposte!

giovedì 26 marzo 2020

GIOVEDI DELLA QUARTA SETTIMANA DI QUARESIMA

Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?

Il vangelo odierno si conclude con una preziosa domanda che lascia a bocca aperta e spiazza ogni credente.
Troppo spesso ci sentiamo "credenti arrivati". Credenti che già sanno, conoscono tutto su Gesù, perché la frase ricorrente è la stessa: son sempre le stesse cose!
Il tema della testimonianza, o del rendere testimonianza, invece lo abbandoniamo volentieri. Verissimo che sono "cose" che portano il peso degli anni, ma ancor di più ora, quelle parole non le abbiamo neppure spolverate.
Poter credere è un dono che viene dall'alto, a noi solamente il gioioso presente del testimoniare.

mercoledì 25 marzo 2020

ANNUNCIAZIONE DEL SIGNORE

Il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele, perché Dio è con noi.

Un segno, il segno per eccellenza: un bambino, un dono NUOVO, la vita che continua.
L'annuncio della nascita è sconvolgente, immette nel vecchio mondo un germoglio, una speranza, una brezza leggera, un soffio d'aria nuova.


Gabriele, l'annunciatore per eccellenza della voce di Dio entra nella vita di una giovane figlia d'Israele, bussa alla sua e nostra quotidianità annunciando la NOVITA! Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio.
Che gioia trovare grazia presso Dio, sentirsi persone amate da Dio.
In questi giorni preziosi e allo stesso tempo carichi di nuove fatiche, sentiamoci amati.
La nostra vita non cerchi solamente negli ultimi ritrovati multimediali le soluzioni per la nostra fede, ma apriamo il cuore all'incontro con la Parola che Salva.

martedì 24 marzo 2020

MARTEDI DELLA QUARTA SETTIMANA DI QUARESIMA

Acqua! Acqua che da vita! Acqua nuova! Acqua, sorgente di Salvezza.
L' acqua, dono prezioso dell'umanità, lega e collega le letture della liturgia quotidiana.

«Queste acque scorrono verso la regione orientale, scendono nell'Aràba ed entrano nel mare: sfociate nel mare, ne risanano le acque. Ogni essere vivente che si muove dovunque arriva il torrente, vivrà: il pesce vi sarà abbondantissimo, perché dove giungono quelle acque, risanano, e là dove giungerà il torrente tutto rivivrà. Lungo il torrente, su una riva e sull'altra, crescerà ogni sorta di alberi da frutto, le cui foglie non appassiranno: i loro frutti non cesseranno e ogni mese matureranno, perché le loro acque sgorgano dal santuario. I loro frutti serviranno come cibo e le foglie come medicina».

Una piscina come ricovero per un gran numero di infermi, zoppi, ciechi e paralitici. L'essere immersi donava ristoro e guarigione. 
Una voce amica che chiede il desiderio più grande che porta nel cuore un malato: GUARIRE.
Il miracolo al paralitico, non è un premio di Gesù al malato di serie A nei riguardi del malato di serie B, anche perché tutti siamo uguali agli occhi di Dio, ma un gesto d'amore verso l'umanità sofferente ed emarginata.
Ma spesso, anche ai giorni nostri capita ancora,  quando si "pensa" di far qualcosa di buono, si rischia di essere visti e letti in maniera negativa soffermandosi sulle regole, o addirittura sulla legge del Sabato. Gesù oltrepassa leggi e regole umane, dona VITA NUOVA.
In questo tempo di prova, apriamo i nostri cuori all'incontro con la SALVEZZA, lasciando alle nostre spalle il passato, gli smacchi, i giudizi e pregiudizi, per gioire solamente del dono della vita.

lunedì 23 marzo 2020

LUNEDI DELLA QUARTA SETTIMANA DI QUARESIMA

Ecco, io creo nuovi cieli e nuova terra;
non si ricorderà più il passato,
non verrà più in mente,
poiché si godrà e si gioirà sempre
di quello che sto per creare,
poiché creo Gerusalemme per la gioia,
e il suo popolo per il gaudio.

Le parole del profeta Isaia ci regalano speranza e gioia all'inizio di questa settimana che si apre. Cieli nuovi e terra nuova! Il passato è dietro le nostre spalle, ora si apre un futuro NUOVO, capace di riordinare il cuore e la vita.
Stiamo vivendo una quaresima "strana", che ci distoglie dai ritmi quaresimali ai quali ci eravamo preparati e probabilmente abituati. Una quaresima che segna e marca ognuno di noi con notizie tristi, il più delle volte addirittura tragiche.
L'incontro di Gesù narrato nel vangelo col funzionario del re, spalanca i nostri orizzonti: «Va', tuo figlio vive».
La fede di quest'uomo posta nelle mani del Signore. La fiducia carica di significato per la VITA del figlio. 
Credere nel Signore morto e risorto è mettere ogni situazione, ogni incontro, ogni persona, ogni fatica, ogni gioia, nelle sue mani. E' gridare a gran voce: Signore sono nelle tue mani!

sabato 21 marzo 2020

SABATO DELLA TERZA SETTIMANA DI QUARESIMA

Le letture che ci accompagnano oggi sottolineano con insistenza tre termini: amore, sacrificio e giustizia divina. Parole che nella nostra vita quotidiana assumono sfaccettature differenti. 
Cos'è l'amore? Cos'è il sacrificio? Cos'è la giustizia divina? Ognuno di noi, fermandosi un momento potrebbe incontrare le definizioni e metterle nella propria vita.

La parabola del Vangelo però, riassume molti aspetti che spesso dimentichiamo. Uno tra tutti è quello dell'uguaglianza, o sarebbe meglio dire, la non distinzione tra IO e l'ALTRO. La comunione deve assolutamente passare e scorrere nelle nostre vene, la solidarietà trasformarsi sempre più in fratellanza.

venerdì 20 marzo 2020

VENERDI DELLA TERZA SETTIMANA DI QUARESIMA

Il dialogo tra Gesù e lo scriba che incontriamo nel vangelo ci strappa quasi un sorriso. Il primo pensiero è questo: come ti permetti caro scriba di porre una domanda così sottile a Gesù? Non sai chi è Gesù?
La riposta anche banale, sembrerebbe essere questa: no, non lo conosco ancora.
Chissà se nella domanda: Qual è il primo di tutti i comandamenti? c'era sottinteso e nascosto un desiderio d'incontro con Lui. Magari questo scriba aveva solo sentito parlare di Gesù, aveva ascoltato testimonianze su di Lui, aveva visto da lontano la sua figura ... ma non lo aveva mai incontrato faccia a faccia e soprattutto nel suo cuore e nella sua vita.
Gesù non si sottrae all'incontro con le persone, non scappa perfino ad una domanda, ad una questione che tormenta la vita dello scriba, e non solo risponde all'interrogativo posto, ma aggiunge un nuovo comandamento: Il secondo è questo: "Amerai il tuo prossimo come te stesso". Non c'è altro comandamento più grande di questi. 
Vero che il primo di tutti i comandamenti è quello dell'ascolto, ma non può restare solo! Non esiste il primo se non a braccetto col secondo!

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