Nasce in un tempo particolare un "diario in rete".

Tinkunakama, parola in lingua quechua che potrebbe avvicinarsi alle traduzioni: fino a quando ritorneremo ad incontrarci, oppure ancora: fino alla prossima volta.

Un saluto che non pone fine alla relazione, ad un incontro avvenuto, ma spalanca la speranza futura.

Ci rivedremo, per il momento ti porto nel cuore!

lunedì 21 febbraio 2022

#6 MORALE DELLA FAVOLA

UN GIORNO UN CONTADINO CON SUO FIGLIO ED UN ASINELLO ERANO IN VIAGGIO VERSO IL MERCATO.
TURNO PROCEDEVANO TRASPORTATI DALLASINELLO COSÌ DA ATTENUARE LA FATICA DEL PERCORSO.

MENTRE IL PADRE VIAGGIAVA IN GROPPA ALLASINOIL FIGLIO CAMMINAVA AVANTIA PIEDITIRANDO LE REDINI DELLANIMALE. I VARI PASSANTI CHE LI OSSERVAVANO COMMENTAVANOA VOCE ALTATRA LORO“OSSERVAUN VECCHIO INUTILE CHE MENTRE RISPARMIA LA SUA SALUTEFA AMMALARE UN BEL GIOVANE.

AD UN CERTO PUNTOUNO DEI PASSANTIRIVOLGENDOSI DIRETTAMENTE AL CONTADINODISSE“COME PUOI STARTENE TRANQUILLAMENTE SEDUTO LÌ SOPRA MENTRE TUO FIGLIO STA SOFFRENDO?”.
SENTITE QUELLE PAROLEIL PADRE NE RIMASE TALMENTE COLPITO CHE SCESE IMMEDIATAMENTE GIÙ DALLASINO E DISSE AL FIGLIO DI SALIRCI SOPRA AL SUO POSTO. FATTO ANCORA UN PO’ DI PERCORSOALTRI PASSANTI COMINCIARONO A COMMENTARE“GUARDAUN GIOVANE SANO E PIGRO CHE COSTRINGE LANZIANO PADRE A CAMMINARE MENTRE LUI SE NE STA COMODAMENTE SULLASINO”.

POI UNO DEI VIANDANTI RIVOLGENDOSI AL FIGLIO DISSE“GIOVANE NON TI VERGOGNI? NON VEDI CHE IN QUESTO MODO STAI FACENDO SOFFRIRE IL TUO ANZIANO PADRE?”.
IL GIOVANE RIMASE COSÌ AMAREGGIATO DA QUELLE PAROLETANTO DA CHIEDERE AL PADRE DI SALIRE SUBITO SULLASINO INSIEME A LUI.

PERCORSA UN PO’ DI STRADAECCO CHE ARRIVANO ALTRI COMMENTI“COME POSSIBILE FAR SOFFRIRE COSÌ QUELLA POVERA BESTIA? QUELLASINELLO È COSÌ STANCO E QUI DUE SCANSAFATICHE GLI STANNO SEDUTI SOPRA COME SE FOSSERO DUE PASCIÀ. POVERO ANIMALE!”.

PADRE E FIGLIO ERANO COSÌ MORTIFICATI CHE SENZA DIRSI NULLASCESERO SUBITO DALLASINO E PROSEGUIRONO LA LORO STRADA ENTRAMBI A PIEDI.
N
ON AVEVANO FATTO CHE POCA STRADA ED ECCO ARRIVARE DEI NUOVI COMMENTI E STAVOLTA ANCHE RISATE“GUARDATE QUEI DUE STUPIDI. HANNO UN ASINO E INVECE DI SALIRCI SOPRASE LO TRASCINANO A PIEDI”.

QUEL PUNTO IL CONTADINOSTANCO DI TUTTI QUEI GIUDIZIDISSE AL FIGLIO“QUALUNQUE COSA FACCIAMO NON AVREMO
MAI L
APPROVAZIONE DI TUTTE LE PERSONE
CHE INCONTRIAMO
. TROVEREMO SEMPRE

QUALCUNO CHE CI CRITICHERÀ.
P
ERTANTOSMETTIAMO DA ORA IN POI DI ASCOLTARE I COMMENTI E LE CRITICHE DEGLI ALTRIDECIDIAMO E FACCIAMO SOLO QUELLO CHE RITENIAMO GIUSTO E CORRETTO PER NOI”.


Mi è sempre piaciuto pensare e poi creare i biglietti natalizi. C’era sempre qualcuno in seminario con doti artistiche e pittoriche che spiccavano. Realizzava tre-quattro modelli, e il resto dei seminaristi sceglieva quello che più piaceva per poi fotocopiare e iniziare a scriverci dentro.
Oggi lo scrivere, la carta e l’inchiostro stanno passando di moda, anche se ricevere una lettera con tanto di francobollo colorato, personalmente, è sempre qualcosa di molto poetico.

Sta passando anche la capacità di digitare sullo schermo il testo del messaggio, meglio l’utilizzo della “messaggistica vocale”. Dico capacità perché, delle volte nemmeno il correttore T9 è in grado di interpretare il senso dello scritto.

Vero che veniamo dalla tradizione orale, e la carta stampata è solo questione di qualche secolo passato, ma non dimentichiamoci che la biblica «dabar-parola» non è solo «parola» ma anche «realizzazione» (atto). Semplificando: verba volant, scripta manent, le parole volano, gli scritti rimangono.
Immerso in questo cammino d’Avvento mi lascio trasportare dai vangeli della liturgia quotidiana che segna sempre le speranze e le fatiche. Sarà il terzo Natale con e in mezzo a voi! Non sto contando i Natali, ma solamente segnando il tempo che

inesorabilmente passa.
Sono felicissimo di poter vivere questo 
momento con ognuna delle “mie” comunità! L’aggettivo “mie” non è inteso come “aggettivo possessivo”, ma come senso di appartenenza e gratitudine.

Credo che la favola di Esopo sia un augurio
natalizio particolarmente strano. Abituati al
Buone Feste, alla esse punto Natale in
maiuscolo seguito dall’anno, questi sfidano
ogni coscienza e vita. Ma anche queste letterine
sono uno “strumento approssimato” di pastorale.
Come abbiamo imparato alle scuole elementari, quando ancora si chiamavano così, sappiamo che la favola apre ad una morale e questa CI insegna che molte volte le persone che incontriamo e che non ci conoscono tendono a giudicarci, senza sapere molto della nostra situazione. Nel caso specifico, sia che a dorso dell’asino ci fosse il contadino, o il figlio, o ambedue, oppure entrambi andassero a piedi, c’era sempre qualcuno che criticava il loro operato.

Nella vita, quindi, bisogna non dare troppo retta ai commenti ed alle critiche che riceviamo, soprattutto dalle persone che ci conoscono superficialmente. Le persone vivrebbero certamente meglio se si preoccupassero meno di ciò che gli altri pensano, dicono o fanno.
Pur ammettendo che nella vita è importante chiedere consiglio e condividere idee ed opinioni, soprattutto con le persone che stimiamo, non dobbiamo assolutamente lasciarci condizionare da ciò che dicono e pensano gli altri. La nostra opinione, ben ponderata, deve essere per noi la più importante. Pertanto, nella vita chiediamo pure le opinioni degli altri ed ascoltiamole sempre con cortesia (lo stesso vale per le opinioni non richieste) ma alla fine decidiamo con la nostra testa. Perseguiamo quindi quello che riteniamo giusto ed evitiamo di star troppo male se qualcuno ci dice che stiamo sbagliando.

Non sempre le critiche che riceviamo sono corrette e giuste.


DAL VANGELO SECONDO MATTEO

IN QUEL TEMPO, GESÙ DISSE ALLE FOLLE: «A CHI POSSO PARAGONARE QUESTA GENERAZIONE? È SIMILE A BAMBINI CHE STANNO SEDUTI IN PIAZZA ERIVOLTI AI COMPAGNIGRIDANO: "VI ABBIAMO SUONATO IL FLAUTO E NON AVETE BALLATO,ABBIAMO CANTATO UN LAMENTO E NON VI SIETE BATTUTI IL PETTO!".

È VENUTO GIOVANNICHE NON MANGIA E NON BEVEE DICONO: È INDEMONIATO. È VENUTO IL FIGLIO DELL'UOMOCHE MANGIA E BEVEE DICONO: ECCOÈ UN MANGIONE E UN BEONEUN AMICO DI PUBBLICANI E DI PECCATORI. MA LA SAPIENZA È STATA RICONOSCIUTA GIUSTA PER LE OPERE CHE ESSA COMPIE».

M11,16-19

È il Vangelo di oggi, 10 dicembre! Credo che si leghi bene con la favola.
Gesù s’interroga, si mette in discussione, si domanda: a chi posso paragonare questa generazione? La passioneall’umanità di Dio è unica. Noi come persone che tentano di credere, possiamo intuire questo suo amore e sperimentarne l’imitazione nel migliore dei modi che possiamo.
Leggo in questi tre versetti evangelici una fantastica contemporaneità! Perché non siamo più contenti di nulla? Sarà forse la pandemia che ha squilibrato quella specie di equilibrio che ognuno si era creato? Sarà il cuore delle persone che sta vivendo una sorta di schizofrenia?
Non ci va bene più nulla e nessuno, e magari, addirittura, noi non andiamo bene a noi stessi! Non sappiamo 
se piangere o ridere, ballare o cantare ... ma una cosa non l’abbiamo ANCORA persa: il puntare il dito verso l’altro.
In queste domeniche di Avvento, l’incontro col personaggio evangelico di San Giovanni Battista dovrebbe far nascere in noi un cambiamento di sguardo, o per dirla correttamente: la conversione del cuore.
Mi chiedo perché non siamo capaci di ascoltare il Maestro come dei discepoli, ma ci sentiamo tutti dei professorini con le verità in tasca. Nessuno, o pochi si prendono la responsabilità delle vite che hanno di fronte. È più comodo puntare il dito (chiaramente non come il Battista che ha indicato chi bisognava seguire), per 
toglierci il peso. Bisogna sempre dire che “la colpa” non è assolutamente mia, ma evidentemente del mondo, della società, del padre, della madre, della suora, del catechista, del prete, del politico, del presidente della Repubblica, e perché no, anche del Papa?
Perché buttiamo colpe sull’altro che non sono io, e fatichiamo a sbucare in un esame di coscienza?
La critica è lo sport più vecchio del mondo, anche in prossimità delle feste natalizie! Non regge più quel vecchio spot pubblicitario: a Natale si è tutti più buoni!

"VI ABBIAMO SUONATO IL FLAUTO E NON AVETE BALLATOABBIAMO CANTATO UN LAMENTO E NON VI SIETE BATTUTI IL PETTO!

Gesù ci paragona a dei bambini in piazza che gridano ai loro coetanei!
Purtroppo però stiamo smarrendo anche la meraviglia dei bimbi, la spontaneità dei fanciulli, lo stupore dei 
piccoli! In che modo accoglieremo quest’anno il Bimbo di Betlemme? Così come stiamo facendo ora? Abbiamo smarrito anche il “gridare” dei bambini in piazza, il parlare faccia a faccia, sostituito in modo viscido e nascosto, ma (importante che sia) social (che poi di nascosto e privato i social hanno gran poco).
Care comunità parrocchiali dove stiamo andando?

Perché ogni tanto per andare avanti sai, avanti sai, bisogna lasciar perdere i vecchi ricordi... Pinguini Tattici Nucleari

Viviamo di bei ricordi? Di incontri mozzafiato? Di esperienze uniche?
E però prima... e solitamente era... ecc... ecc! Bene, non torneranno più! Non si può vivere nel passato! Dio anche quest’anno s’incarna della storia di ognuno di noi! La novità è Gesù, tutto il resto passa e non conta! Continuiamo con i paragoni di quello che è stato, chissà quanti “secoli scorsi”, o chissà “pochi mesi” fa, ma fatichiamo continuamente a vedere i germogli che continuano a sbocciare anche in questi giorni freddi e nevosi di fine autunno. Le nostre comunità stanno percorrendo il sentiero che ci porta al Signore? Credo proprio di si! Stanno camminando bene e soprattutto INSIEME, per quel che si può, pur essendo tre parrocchie distinte. Compatisco gli occhi ancora tappati delle pochissime persone (si possono contare sulle dita di una mano) legate ad un tempo o a persone che non torneranno, e che non vogliono vedere le gemme sul ramo... ma ritorneremmo alla favola di Esopo.
Questi pochi giorni che ci separano dal Natale siano per noi, momenti responsabili di una vera conversione 
che nasce dall’incontro con Lui, ma soprattutto ci aiutino ad assaporare il gusto di saper dire grazie, perché non è sempre tutto dovuto. Ognuno s’impegni concretamente nell’aumentare la fede in Gesù nel fratello che cammina al suo fianco.
Il silenzio del deserto dell’Avvento aiuti i cuori strilloni a fidarsi dell’altro, ma in particolare ad abbandonarsi ad una voce, quella di Gesù che parla ad ognuno con i suoi mezzi, tempi e modi!
Il ricordo alle persone sole, ammalate o che stanno vivendo un momento faticoso, ci faccia crescere come comunità!


Ad ognuno e a ciascuno tanti auguri di un Buon e Santo Natale, contenti e felici, seppur immersi nei tanti pensieri quotidiani!

luca

venerdì 1 ottobre 2021

SANTA TERESA DI GESU BAMBINO

Dall'«Autobiografia» di santa Teresa di Gesù Bambino, vergine

​(Manuscrits autobiographiques, Lisieux 1957, 227-229)
​Nel cuore della Chiesa io sarò l'amore
Siccome le mie immense ispirazioni erano per me un martirio, mi rivolsi alle lettere di san Paolo, per trovarvi finalmente una risposta. Gli occhi mi caddero per caso sui capitoli 12 e 13 della prima lettera ai Corinzi, e lessi nel primo che tutti non possono essere al tempo stesso apostoli, profeti e dottori e che la Chiesa si compone di varie membra e che l'occhio non può essere contemporaneamente la mano. Una risposta certo chiara, ma non tale da appagare i miei desideri e darmi la pace.
Continuai nella lettura e non mi perdetti d'animo. Trovai così una frase che mi diede sollievo: «Aspirate ai carismi più grandi. E io vi mostrerò una via migliore di tutte» (1 Cor 12, 31). L'Apostolo infatti dichiara che anche i carismi migliori sono un nulla senza la carità, e che questa medesima carità è la via più perfetta che conduce con sicurezza a Dio. Avevo trovato finalmente la pace.
Considerando il corpo mistico della Chiesa, non mi ritrovavo in nessuna delle membra che san Paolo aveva descritto, o meglio, volevo vedermi in tutte. La carità mi offrì il cardine della mia vocazione. Compresi che la Chiesa ha un corpo composto di vaire membra, ma che in questo corpo non può mancare il membro necessario e più nobile. Compresi che la Chiesa ha un cuore, un cuore bruciato dall'amore. Capii che solo l'amore spinge all'azione le membra della Chiesa e che, spento questo amore, gli apostoli non avrebbero più anunziato il Vangelo, martiri non avrebbero più versato il loro sangue. Comresi e conobbi che l'amore abbraccia in sé tutte le vocazioni, che l'amore è tutto, che si estende a tutti i tempi e a tutti i luoghi, in una parola, che l'amore è eterno.
Allora con somma gioia ed estasi dell'animo gridai: O Gesù, mio amore, ho trovato finalmente la mia vocazione. La mia vocazione è l'amore. Sì, ho trovato il mio posto nella Chiesa, e questo posto me lo hai dato tu, o mio Dio.
Nel cuore della Chiesa, mia madre, io sarò l'amore ed in tal modo sarò tutto e il mio desiderio si tradurrà in realtà.

mercoledì 12 maggio 2021

MERCOLEDI DELLA VI SETTIMANA DI PASQUA 2021

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 16,12-15

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:

«Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.
Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.
Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

Lo Spirito Santo, che Gesù manderà dal Padre, guiderà i discepoli alla piena comprensione della persona e del messaggio del Cristo. Non aggiunge nulla di nuovo, ma illumina di luce nuova la rivelazione già attuata da Gesù. Ion questo modo procurerà la piena glorificazione del Salvatore sulla terra.


lunedì 10 maggio 2021

LUNEDI DELLA VI SETTIMANA DI PASQUA 2021

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 15,26-16,4a


In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.
Vi ho detto queste cose perché non abbiate a scandalizzarvi. Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, viene l'ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio. E faranno ciò, perché non hanno conosciuto né il Padre né me. Ma vi ho detto queste cose affinché, quando verrà la loro ora, ve ne ricordiate, perché io ve l'ho detto».


Gesù promette ai discepoli che verrà lo Spirito, il quale svelerà in pienezza il mistero di Cristo e della sua parola. Gesù predice poi che saranno cacciati dalle sinagoghe solo perché suoi discepoli e giungerà il momento in cui qualcuno crederà di onorare Dio uccidendoli. In questo modo, essi avranno l'opportunità di rendere a Cristo la testimonianza più preziosa.

sabato 8 maggio 2021

VI DOMENICA DI PASQUA 2021


VI domenica di Pasqua 2021

 

 

Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 15,9-17

Il tema di fondo è chiaramente quello dell’amore, detto in greco con una parola, agape, che non era molto usata prima del cristianesimo e che i primi cristiani introdussero, preferendola a quella più comune, eros, proprio per indicare qualcosa di nuovo che soltanto in Cristo avevano conosciuto.

Le parole di Gesù sono disposte su tre movimenti:

·      dapprima (VV. 9-10) l’invito a rimanere nell’amore di Gesù, come lui rimane in quello del Padre;

·      poi l’affermazione che quanto Gesù dice è per dare basi solide alla nostra gioia (v. 11);

·      infine i vv. 12-17, che si aprono e si chiudono con il comandamento: “amatevi gli uni gli altri”.

SABATO DELLA V SETTIMANA DI PASQUA 2021

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 15,18-21

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia.
Ricordatevi della parola che io vi ho detto: "Un servo non è più grande del suo padrone". Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma faranno a voi tutto questo a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato».

I discepoli non si devono sorprendere se saranno perseguitati dal mondo, infatti non appartengono al mondo ma al Signore; inoltre devono ricordare che, prima di loro, è stato perseguitato il loro Maestro. Il mondo che non conosce Dio, non accetta neppure i suoi inviati.

giovedì 6 maggio 2021

GIOVEDI DELLA V SETTIMANA DI PASQUA 2021

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 15, 9-11

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore.
Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore.
Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena».


Come il Padre ama il Figlio, così il Figlio ama i suoi discepoli. Praticando la legge che egli ci ha dato, rimaniamo nel suo amore e godiamo della pienezza della gioia che Vine da lui. Amore verso il Signore Gesù, osservanza amorosa dei suoi comandi: in questo consiste la nostra gioia piena e sicura.

martedì 4 maggio 2021

MARTEDI DELLA V SETTIMANA DI PASQUA 2021

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 14,27-31a


In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi.
Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: "Vado e tornerò da voi". Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l'ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate.
Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il prìncipe del mondo; contro di me non può nulla, ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre, e come il Padre mi ha comandato, così io agisco».

Gesù, che sta per congedarsi dai suoi discepoli, dà loro la "sua pace", molto diversa da quella che dà il mondo. Egli va incontro alla passione non per la violenza dei suoi nemici, ma per compiere la volontà del Padre che lo ha mandato. Noi ora viviamo nella gioia della risurrezione, che ci ha aperto il passaggio alla vita eterna.

lunedì 3 maggio 2021

SANTI FILIPPO E GIACOMO APOSTOLI

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 14,6-14


In quel tempo, disse Gesù a Tommaso: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta».
Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: Mostraci il Padre? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch'egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò».

La triplice autorivelazione (io sono la via, la verità e la vita) domina i versetti e spiega l'unione intima tra Cristo e il Padre. Gesù è il mediatore personale della salvezza (via) attraverso la sua rivelazione divina (verità) che conduce alla vita con Dio che Gesù già possiede: Gesù è insieme via e meta. Questo è possibile per la comunione intima che intercorre tra Padre e Figlio: Io sono nel Padre e il Padre è in me.

sabato 1 maggio 2021

V DOMENICA DI PASQUA 2021


V domenica di Pasqua 2021

 

 

Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 15,1-8

Brano dal colore tipicamente giovanneo, esso riflette l’esperienza spirituale di una comunità che vive con gioia l’appartenenza a Gesù ma che è anche toccata dall’esperienza della propria fragilità, manifestatasi probabilmente nell’abbandono di alcuni e nei dissidi che disturbano i rapporti interni.

Due i linguaggi utilizzati: quello della vite e quello della casa (più precisamente il tema del dimorare).

giovedì 29 aprile 2021

SANTA CATERINA DA SIENA PATRONA D'ITALIA E D'EUROPA

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 11,25-30

In quel tempo Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».


Il messaggio di Gesù è rivolto a tutti, ma è accolto solo dai semplici. Così Caterina ha vissuto il suo rapporto intimo con il Signore: dando tutta se stessa a Lui, amato e imitato al punto da diventarne ambasciatrice presso il suo Vicario, che lei chiamava "dolce Cristo in terra".

domenica 4 aprile 2021

I PIEDI DEL RISORTO

I PIEDI DEL RISORTO 











Carissimi,

Io non so se nell’ultima cena, dopo che Gesù ebbe ripreso le vesti, qualcuno dei dodici si sia alzato da tavola e con la brocca, il catino e l’asciugatoio si sia diretto a lavare i piedi del maestro. Probabilmente no. C’è da supporre comunque che dopo la sua morte ripensando a quella sera, i discepoli non abbiano fatto altro che rimproverarsi l’incapacità di ricambiare la tenerezza del Signore. 

SANTA PASQUA 2021

Pasqua

I Vangeli ci raccontano numerose apparizioni del Risorto avvenute nel giorno di Pasqua. Se è lecito esprimere delle preferenze, quella che mi commuove di più è l'apparizione a Maria di Magdala, piangente accanto al sepolcro vuoto. Le si avvicina Gesù e le dice: "Perché piangi?". Donna, le tue lacrime non hanno più motivo di scorrerti dagli occhi. A meno che tu non pianga per gioia o per amore. Vedi: la collina del Calvario, che l'altro ieri sera era solo un teschio coperto di fango, oggi si è improvvisamente allagata di un mare d'erba. 

PASQUA 21



Santa Pasqua 2021

 

 

Dal Vangelo secondo Marco Mc 16,1-8

Il racconto pasquale incomincia con l’indicazione del tempo: è il giorno dopo il sabato, e siamo al sorgere del sole. Entrambe le indicazioni segnalano che sta nascendo qualcosa di nuovo: il sabato, pilastro del giudaismo, è ormai superato da ciò che avviene nel “giorno dopo il sabato”; il sole che sorge allude quasi sicuramente al sorgere di un nuovo sole, quello del Risorto che cambia l’uomo. Per il resto, tuttavia, nulla lascia presagire la grande novità che viene raccontata; pur trattandosi del messaggio centrale del cristianesimo, una grande sobrietà caratterizza tutta la narrazione. Mentre per la passione una folla di personaggi aveva assistito all’umiliazione di Gesù, ora l’annuncio della risurrezione è affidato come segreto prezioso a poche donne e poi ai discepoli. Segno, anche questo, di uno stile di Dio che non smette di essere quello della “potenza nella debolezza”, perché la risurrezione non significa la vittoria di Dio nel senso trionfalistico del termine, ma è proprio il riconoscimento che Dio fa del crocifisso come colui nel quale si manifesta il suo modo di essere e di agire.

Personaggi centrali sono le donne, mentre i discepoli appaiono soltanto come destinatari del messaggio delle donne e di una futura apparizione di Gesù. Esse erano già presenti durante la passione e la sepoltura, e ora sono le prime destinatarie dell’annuncio pasquale; esse sono dunque le custodi della continuità della vicenda di Gesù.

Sono vere discepole soprattutto perché hanno imparato da lui il segreto vero della vita, lasciandosi modellare dal suo esempio. Non ci può essere complimento migliore per chi crede! Diversamente dai discepoli, esse non hanno abbandonato Gesù neanche della morte; hanno condiviso, a loro modo, il patire di Gesù, e hanno espresso la vicinanza a lui attraverso l’ultimo gesto che era loro possibile: la cura del suo corpo. È proprio nell’espletamento di questo gesto che hanno la grazia di conoscere, per prime, l’annuncio di Pasqua.

Manifestazione della fedeltà di Dio che risuscita suo figlio, la risurrezione manifesta anche la fedeltà di Dio all’uomo; il cammino delle donne, che sembrava finire nel nulla con la loro azione estrema sul cadavere di Gesù, riceve ora un’apertura inaspettata. Gesù è vivo e le donne capiscono che non si sono ingannate nel porre la loro fiducia in lui; seguirlo non è dunque un’illusione, ma il vero modo per realizzare la vita. 

I discepoli avevano abbandonato Gesù, non si erano dimostrati degni del loro nome, ma Gesù resta loro fedele; l’annuncio dell’apparizione riservata a loro è anche l’annuncio di un perdono che viene loro accordato e che li rende ora propriamente “discepoli”, per la forza della grazia pasquale. Egli apre loro un cammino nuovo, in cui li precede: tale è il significato dell’appuntamento in Galilea, là dove aveva avuto inizio il loro cammino con lui.

 

Per giovani 

Il volto: l’apparire e l’apparenza

Appunti per un viaggio spirituale

 

 

Il mistero della Pasqua è la profondità dell’amore di Dio, da cui nasce un appello e ancor prima una grazia, una vita, che rappresenta un’autentica creazione: “alzati!”.

Vescovo Francesco

 

I PIEDI DI GIOVANNI

 

Carissimi,

è proprio un arrampicarsi sugli specchi voler trovare nei singoli beneficiari della lavanda dei piedi operata da Gesù, la sera del giovedì santo, altrettanti simboli delle diverse condizioni umane sulle quali egli, per impegnarci in un servizio preferenziale di amore, ha inteso richiamare la nostra attenzione?

Ed è proprio fuori posto vedere in Giovanni l’emblema di quel mondo ad alto rischio che si chiama gioventù, e che oggi, nonostante il grande parlare che se ne fa e nonostante il timore non sempre reverenziale che esso incute, tarda ancora a divenire il referente privilegiato della nostra diaconia ecclesiale?

Ed è proprio una forzatura concludere che il Maestro, piegato sui piedi di Giovanni, il più giovane della compagnia, è l’icona splendida di ciò che dovrebbe essere la Chiesa, invitata dal quel gesto a considerare i giovani come “ultimi”, non tanto perché ai gradini più bassi della scala cronologica della vita, quanto perché ai livelli più insignificanti nelle graduatorie di coloro che contano?

Penso proprio di no.

Anzi, se qualcuno, fuorviato chiasso che fanno, dovesse giudicare demagogica l’affermazione che i giovani oggi non hanno voce, mostra di aver frainteso il senso delle tenerezze espresse da Gesù verso quel mondo che ha sempre fatto fatica a farsi ascoltare.

La figlia di Giairo, il servo del centurione, l’unigenito della vedova di Nain, il giovane ricco il figliol prodigo… sono indice di uno sbilanciamento del Signore nei confronti di coloro che, pur essendo oggetto di invidia struggente, hanno da sempre accusato un deficit pesantissimo in fatto di accoglienza.

Ma torniamo ai piedi di Giovanni.

Come motivo iconografico, ma anche come suggestione omiletica, non hanno avuto molto fortuna.

E dire che la mattina di Pasqua, nella corsa verso il sepolcro, si sono dimostrati di gran lunga più veloci di quelli di Pietro, aggiudicandosi, a un palmo della tomba vuota, la prima edizione del trofeo “fede, speranza e carità”.

Ma al di là dello scatto irresistibile del giovane sull'affanno impacciato del vecchio, quei piedi non sono entrati nell'immaginario della gente.

La spiegazione è semplice: la testa del discepolo ricurva sul petto del Maestro ha distratto l'attenzione dal capo del Maestro chino sui piedi del discepolo.

È una riprova ulteriore di come, anche nella Chiesa, le lusinghe emotive della teatralità prevaricano spesso sulla crudezza del servizio terra terra.

Che cosa voglio dire? Che noi ci affanniamo, sì, a organizzare convegni per i giovani, facciamo la vivisezione dei loro problemi su interminabili tavole rotonde, li frastorniamo con l'abbaglio del meeting, li mettiamo anche al centro dei programmi pastorali, ma poi resta il sospetto che, sia pure a fin di bene, più che servili, ci si voglia servire di loro.

Perché diciamocelo con franchezza, i giovani rappresentano sempre un buon investimento. Perché sono la misura della nostra capacità di aggregazione e il fiore all'occhiello del nostro ascendente sociale. Perché se sul piano economico il loro favore rende in termini di denaro, sul piano religioso il loro consenso paga in termini di immagine. Perché, se comunque, è sempre redditizia la politica di accompagnarsi con chi, pur senza soldi in tasca, dispone di infinite risorse spendibili sui mercati generali della vita.

Servire i giovani, invece, è tutt'altra cosa.

Significa considerarli poveri con cui giocare in perdita, non potenziali ricchi da blandire furbescamente in anticipo.

Significa ascoltarli. Deporre i panneggi del nostro insopportabile paternalismo. Cingersi l'asciugatoio della discrezione per andare all'essenziale. Far tintinnare nel catino le lacrime della condivisione, e non quelle del disappunto per le nostre sicurezze predicatorie messe in crisi. Asciugare i loro piedi, non come fossero la pròtesi dei nostri, ma accettando con fiducia che percorrano altri sentieri, imprevedibili, e comunque non tracciati da noi.

Significa far credito sul futuro, senza garanzie e senza avalli. Scommettere sull'inedito di un Dio che non invecchia. Rinunciare alla pretesa di contenerne la fantasia. Camminare in novità di vita verso quei cieli nuovi e quelle terre nuove a cui si sono sempre diretti i piedi di Giovanni, l'apostolo dagli occhi di aquila, che è morto ultracentenario senza essersi stancato di credere nell'amore.

Servire i giovani significa entrare con essi nell'orto degli ulivi, senza addormentarsi sulla loro solitudine, ma ascoltandone il respiro faticoso e sorvegliandone il sudore di sangue.

Significa seguire, sia pur da lontano, la loro via crucis e intuire, come il Cireneo ha fatto con Gesù, che anche quella dei giovani, abbracciata insieme, è una croce che salva.

Significa, soprattutto, essere certi che dopo i giorni dell'amarezza c'è un'alba di risurrezione pure per loro.

E c'è anche una pentecoste. La quale farà un rogo di tutte le scorie di peccato che invecchiano il mondo. E attraverso la schiena della terra adolescente con un brivido di speranza. Saremo capaci di essere una chiesa così serva dei giovani, da investire tutto sulla fragilità dei sogni?

don Tonino Bello

 


 

 

 

sabato 3 aprile 2021

QUINTA

Locatello 

Venerdì Santo 2 aprile 2mila21

 

 

 

Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto: 

 

Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l'unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l'anno di grazia del Signore.

 

Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all'inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: "Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato".

 

Luca 4,16-21

 

GLI UNI I PIEDI DEGLI ALTRI

GLI UNI I PIEDI DEGLI ALTRI


Carissimi 

Ve lo confesso: è stata una sorpresa anche per me. Non avevo mai dato troppo peso, infatti, a questa espressione pronunciata da Gesù dopo che ebbe finito di lavare i piedi ai discepoli: “anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri”. Gli uni gli altri, a vicenda, cioè. Scambievolmente. Questo vuol dire che la

SABATO SANTO 21

Il Sabato Santo la Chiesa sosta presso il sepolcro del Signore, meditando la sua passione e la sua morte, nonché la discesa agli inferi, e aspettando la sua risurrezione, nella preghiera e nel digiuno.

Spogliata la sacra mensa, la Chiesa si astiene dal sacrificio della Messa fino alla solenne Veglia o attesa notturna della risurrezione. L’attesa allora lascia il posto alla gioia pasquale, che nella sua pienezza si protrae per cinquanta giorni. 

venerdì 2 aprile 2021

I PIEDI DI BARTOLOMEO

I PIEDI DI BARTOLOMEO

 



Carissimi,

L’altro giorno ho ricevuto questa lettera. 

“Caro Vescovo, io non sono né marocchino, né tossicodipendente, né sfrattato. Temo, perciò di non avere udienza presso di te. Perché ho l’impressione che oggi, se non si appartiene a quel campionario di umanità che ha a che fare con la violenza, con la prostituzione, con la miseria economica e morale, non si è in possesso dei titoli giusti per entrare nel cuore di Dio. Ma è colpa mia se la casa io ce l’ho e il lavoro anche? Debbo farmi uno scrupolo se non ho mai rubato e in tribunale non ci sono mai entrato neppure come testimone? Mi devo proprio affliggere se grazie a Dio non ho grossi problemi di salute né soffro di solitudine? Quando ti sento parlare degli ultimi e affermi che la chiesa a imitazione di Gesù, deve esprimere un amore preferenziale verso coloro che sono precipitati nell’avvilimento dell’alcool, io, che per giunta sono astemio, mi sento quasi un escluso. È mai possibile mi chiedo che il Signore mi scarti solo perché non frequento le bettole e la sera mi ritiro a casa in orario? Debbo proprio ritenere una disgrazia il fatto che nella graduatoria sia pur effimera dell’estimazione pubblica, invece degli ultimi posti, occupo posizioni di tutto rispetto? Ricco non sono, ma non mi manca il necessario per tirare avanti con una certa tranquillità. Non ho mai tradito mia moglie. I miei figli che non sono né malati di AIDS né disoccupati, mi danno tantissime soddisfazioni. Mi reputo fortunato. E sarei l’uomo più felice della terra se, da un po’ di tempo a questa parte, a seguito di certi discorsi che ascolto in chiesa e a certe lettere che scrivi tu, non mi fosse venuto il dubbio che senza un certificato di emarginazione, vistato magari dalle patrie galere, mi sarà difficile l’ingresso nel Regno di Dio. Dimmi, vescovo: ma un po’ d’acqua nel suo catino Gesù Cristo ce l’avrebbe anche per me?”

VENERDI SANTO 2021

Lo stupendo affresco della passione e morte del Cristo secondo Giovanni, pur ricalcando la tradizione precedente testimoniata dagli altri evangelisti, ha delle aree nuove, caratteristiche del quarto Vangelo. Pensiamo al dialogo tra Gesù e Pilato sulla "verità", alla presentazione ironica eppure inconsapevolmente profonda di Gesù nella sua umanità con il famoso detto di Pilato: "Ecce homo"; pensiamo alla solennità del Cristo che Pilato ricorda di essere solo uno strumento del misterioso piano salvifico di Dio. Ma soprattutto pensiamo all'episodio della tunica non strappata, simbolo forse dell'unità della Chiesa, alla scena della madre e del discepoli ai piedi della croce con tutti i suoi significati ecclesiali, al costato trafitto del Cristo da cui escono sangue e acqua, segni dell'eucarestia e del battesimo, secondo la tradizione cristiana. Un'intensa sequenza di eventi che agli occhi di Giovanni si trasfigurano passando dall'orizzonte storico a quello trascendente e salvifico.

giovedì 1 aprile 2021

I PIEDI DI GIUDA E DI GIOVANNI


 

Carissimi,

è più facile parlare delle labbra di Giuda che dei suoi piedi. Tutto a causa di quel bacio naturalmente. Dagli affreschi di Giotto alle tele di Salvatore Fiume, gli artisti hanno adoperato quelle labbra come simbolo del tradimento. Un tradimento che suscita reazioni emotive. Che allude. Una vigliaccata insomma che non lascia estraneo nessuno. Un mistero d’iniquità che provoca processi di identificazione e che comunque induce a riflettere. Non c’è che dire: quelle di Giuda sono labbra scomode per tutti. Se non altro perché stanno a ricordarci che anche noi ci portiamo sulla bocca la possibilità di darlo ogni giorno, un bacio infame del genere.

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